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Cari lettori interessati, in questi giorni ho letto un post scritto di una collega – Daniela Puiatti di Serendipity ASD –  circa il cane e le aree di sgambamento, che voglio condividere con voi.
Recita  così.
“Se il cane (tuo) ha paura devi tutelarlo!
Queste purtroppo sono scene che si possono vedere nelle aree cani, in alcuni centri cinofili, durante una gita, in alcuni rifugi, etc.
Non permettete a nessuno di spaventare il vostro cane e lasciare che se la cavi da solo. Il risultato è che si sentirà (giustamente) tradito da voi che invece avreste dovuto difenderlo! Una buona guida, un punto di riferimento degno di fiducia, un amico o familiare, ci sostiene e ci aiuta; e ci sta ACCANTO. Non permettete che succeda tutto questo, per nessun motivo. Essere accompagnati e protetti da chi si dovrebbe prendere cura di noi è l’unico modo per creare una relazione serena e stabile. E non significa privare di esperienze o tenere sotto una campana di vetro; significa prendersi cura di chi si ama”.
Condivido molto tale pensiero. Questo perché  il post solleva un dato importante: prendersi cura del nostro cane allorquando in difficoltà.  E’ un atto dovuto ai nostri cani , permette di instaurare fiducia e senso di protezione nel proprio gruppo sociale. Purtroppo  non accade spesso, sia perché i proprietari non sempre riconoscono gli stati di disagio del proprio cane, sia perché il luogo comune vuole che il proprietario ignori il cane in difficoltà altrimenti si rischia di peggiorare le cose. “Il cane ha paura- ignoralo- altrimenti capisce ancora di più che deve aver paura”, consiglia il cugino esperto- che ha sempre avuto cani. Sarebbe un po’ come  voltare le spalle ad un bambino che chiede il nostro aiuto, fregandocene del suo stato di disagio.
Ma cari lettori interessati… siamo già nel disagio, è  opportuno che il proprietario- guida aiuti ad uscirne!
Piuttosto, quali segnali che indicano un disagio dobbiamo sforzarci di osservare? Il nostro cane si irrigidisce e diventa “più piccolo”, non gioca, ringhia per richiedere distanza di sicurezza, non esplora,  si rivolge verso l’uscita, ci guarda speranzoso che cogliamo questo stato, emette una serie di segnali di stress per esempio il grattarsi o lo sbadigliare. Insomma, la vostra pancia vi comunica che qualcosa non va. Bene, meglio richiamare il proprio cane e dedicarsi, altrove, ad un’attività che sappiamo renderlo felice. Se poi vogliamo far incontrare il nostro cane con altri cani in luoghi recintati meglio osservare prima le interazioni tra i vari protagonisti alla rete- in sicurezza- poi entrare quando gli altri cani non sono tutti sulla soglia (sareste in agio nell’ entrare in una stanza con persone che non conoscete e che vengono TUTTI ad accogliervi all’ingresso?!) e mettersi in movimento, per facilitare al nostro cane la possibilità di prendere distanza da quei tipi. Chiedere la collaborazione degli altri proprietari soprattutto togliendo risorse che potrebbero innescare dinamiche di competizione: “Questo gioco è mio!” potrebbe dire il veloce terrier- “Sì, tienitelo pure, tanto questa femmina è mia!” replicherebbe il serio pastore mentre il molosso mangione penserebbe “Guagliù, toglietemi tutto ma non il mio..cibo”.
Luigi Sacchettino
 
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